Testo Liuna Virardi

Anna Vivarelli

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Da sempre sono amante delle filastrocche, delle rime e delle metafore. Forse perché trovo che sia un modo scanzonato e poetico di esprimere concetti profondi.
Per questo motivo sono stata molto contenta quando Paolo Rinaldi e Giorgia Berardinelli della casa editrice Rrose Sélavy mi hanno proposto di illustrare Il mondo va così, di Alessandro Riccioni.
Il testo di Riccioni mi ha velocemente trasportata alla mia infanzia, alla leggerezza d’animo ma anche ai primi momenti dolorosi e difficili. 
A mio parere le filastrocche de Il mondo va così rappresentano appunto il mondo, con i suoi mostri neri e i suoi arcobaleni, ed ho apprezzato molto la genuina sincerità dell’autore nel raccontarlo.

Ho avuto la fortuna di sentirmi molto libera durante tutto il processo creativo, in primis riguardo allá (la) scelta delle filastrocche da illustrare. 
La prima cosa che ho fatto è stata infatti selezionare le filastrocche che più sentivo affini. 
Le ho poi stampate ed ho appuntato a piè di pagina le prime idee.
È incredibile come nel mio lavoro (ma anche nella vita quotidiana!) le prime intuizioni si rivelano spessissimo essere le soluzioni migliori. 
Difatti, anche in questo caso, riguardando questi primi appunti, si riconoscono già molte figure che ritroviamo nel libro.

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Ho poi fatto dei veri e propri bozzetti, su carta ma soprattutto in digitale, sia per ottimizzare i tempi (non ne avevo molto a disposizione), sia perché già sapevo che le immagini definitive le avrei realizzate in digitale.

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Fin da subito ho desiderato rappresentare la figura del bambino molto piccola, in contrasto con un mondo circostante così grande da colmare le pagine.
Volevo comunicare quel senso di vertigine (al contrario) dell’essere bambini, quando tutto attorno a sé ha dimensioni gigantesche. Quel grande che spaventa e contemporaneamente intriga estrematamente (estremamente) il bambino.
Ho poi iniziato a fare delle prove a colori.

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Nelle mie ricerche cromatiche ho cercato delle tonalità vivaci ma allo stesso tempo un po’ pastello. 
In generale credo che il mio lavoro si caratterizza per la sintesi, sia a livello grafico che cromatico. In questo caso però ho scelto una palette piuttosto ampia, composta da ben 8 colori differenti: giallo, rosso, blu, nero, verde, rosa, marrone e il bianco rotto del fondo.


Una volta stabilita la palette, sono passata alle illustrazioni definitive. 
Tutta la sequenza visiva del libro è stata disegnata e colorata digitalmente utilizzando una piccola tavoletta grafica e il programma Photoshop, con cui ho applicato una textura creata analógicamente.

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Se dovessi riassumere con una immagine ciò che ha rappresentato per me realizzare questo progetto, sceglierei questa:

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È stato per me molto divertente colorare le parole di Alessandro Riccioni, e ringrazio Rrose Sélavy per questa opportunità.


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