Vis enciclopedica

Desueto l'alfabeto

Walter Fochesato,
«Andersen»
– Aprile 2026


In apparenza il libro ha un’articolazione quanto mai semplice. Un alfabetiere un po’
d’antan, porrebbe. E guesto è già qualcosa in un paese che, a differenza dell’Inghilterra, non ha certo una grande tradizione in questo campo. Le lettere del nostro alfabeto, comprese quelle che qualche citrullo ancor oggi si ostina a definire non italiane (e chis­sà che cosa ne dice un “pensatore” come Vannacci?) accompagnate, sulla sinistra da un poetico e intrigante disegno di Arianna Papini. Sulla destra un nome in italiano e in altre quattro lingue: inglese, francese, tede­sco e spagnolo. Sono termini or più or meno
obsoleti e la prima cosa sarò pur sempre quella di lasciarsi trasportare dai suoni e
dai ritmi e, con tutta la dovuta lentezza, sco­prire quale rapporto esiste fra le immagini che spiccano sul fondo bianco della pagina e i vocaboli, facendo tutte le dovute ipotesi sul significato di questa o di quell’altra voce. Tavole nelle quali Arianna ci regala una festosa e affettuosa rassegna di animali fan­tastici, rappresentati con precisa e suadente
eleganza. Ad accompagnarci ci pensa, sin dalla copertina, Desueto: animale pacioso che sornione ci guarda attraverso gli oc­chialini con stanghetta. E che dire poi, oltre a quelli che trovate qui sopra, di Fanfalucco, Ruzzaiolo, Tarabaralla, Ubaldina? In tempi di persistente maltrattamento della nostra lingua non è poco quel che Arianna Papi­ni propone con forza: dalla forza creativa dell’errore al rivendicare le straordinarie potenzialità della nostra lingua. Potenzialità troppo spesso svilite giacché le “parole dif­ficili, antiche o troppo nuove spaventano”. Perciò nella lucida e accorata presentazio­ne esplicitamente si suggeriscono alcuni dei tanti modi con i quali “lavorare” con (e per) questo singolarissimo albo. A completarlo felicemente la ricca introduzione di Paola Pallottino che si rifà al “valore taumaturgico delle terminologie” e o “una vis enciclopedi­co, citando I’Orbis sensualium pictus di Jan Amos Comenius e l’Encyclopèdie di Denis
Diderot e Jean-Boptiste d’ Alembert.


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